LA MUVRA Valle dell'Inferno 4 Luglio 2010
Missione Valle dell'Inferno
Domenica 4 Luglio 2010
...E intanto il sabato passava velocemente e i pensieri andavano verso quella Valle dell'Inferno che ci aspettava il giorno seguente..
E' una normale mattina domenicale di luglio e i Muvrensi Abruzzesi e Laziali si accingono a conquistare la vetta del Monte Jamiccio a 2074 m, passando per il Lago Vivo e la Valle dell'Inferno.Il punto di partenza prestabilito è da Sorgente Sambuco, a 1154m. Controlliamo l'equipaggiamento, prepariamo il fiato e la mente per affrontare il duro dislivello di circa 920 metri, poi partiamo in direzione Monte Jamiccio.
Il monte Jamiccio è situato nel Parco Nazionale d'Abruzzo e separa la conca del Lago Vivo (1591 m) dalla Profonda Valle Jannanghera e offre una bellissima vista ravvicinata sulle rocce del Petroso. Sin dai primi metri notiamo un panorama stupendo: sulla nostra destra si affaccia il Lago di Barrea, di origine artificiale, che con la sua bellezza dona energia alle nostre gambe.
Siamo pronti per questa nuova ascesa, il tempo ci è favorevole e il caldo non è estenuante, visto che la prima parte del sentiero attraversa la faggeta dell'omonima valle. Tra vari zig zag nel bosco, con il fiato che si comincia a spezzare, notiamo l'attento silenzio con il quale i faggi sembrano guardarci
,come se accogliessero il passaggio di noi escursionisti con una certa curiosità e riflessione, notando il nostro rispetto nei loro confronti.
La faggeta della Valle dell'Inferno è chiusa tra il Monte Iannazzone e il Monte Serrone e porta fino alla Sella del Lago Vivo, punto nel quale ci fermiamo per riprendere fiato e per ammirare il panorama che da ovest a est ci donano i monti Jamiccio, Petroso, Altare, Tartaro: ripaga di tutta la "fatica" fatta fino ad ora.
Decidiamo di fare una sosta vicino al Lago Vivo che purtroppo ha nel suo bacino pochissima acqua anche se sufficiente per l'abbeveramento degli animali. C'è chi dice che un terremoto di qualche anno fa abbia aperto una faglia sotto al lago, impendendogli di mantenere un ampio regime d'acqua.
Dal lago puntiamo in direzione Jamiccio, passando attraverso un sentiero segnato pochissimo o per niente e andiamo avanti quasi ad Azimuth fino ad arrivare a un vecchio stazzo ormai in rovina, sicuramente un antico riparo per i pastori, dove notiamo una vecchia bombola del gas: decidiamo di portarla via al ritorno, come già fatto sul Monte Gorzano.
Dallo stazzo puntiamo in direzione nord-ovest fino a quota 1900 m circa, e poi decidiamo di proseguire diritto per diritto come veri Muvrensi in direzione est per affrontare un dislivello di circa 200 metri che non ti lascia respirare, dove le gambe non devono perdere la benché minima forza e dove la volontà è indispensabile.
In questi momenti è il silenzio assoluto a farla da padrone. Momento, silenzio interrotto solo dal "rumore" di un branco di cervi che si trova a circa un 50 metri da noi. Ci osservavano con estrema curiosità per poi sfilarci davanti e scomparire nella valle sottostante, lasciando ai nostri occhi una visione che ha l'odore di selvaggio e di incontaminato. Entrare nella natura e sentire la natura stessa non è cosa da tutti i giorni ed è in questi momenti durante i quali si incontrano sguardi liberi e ribelli - sguardi che inevitabilmente ti trovi a confrontare con altri simili seppure diversi - che riesci a capire il valore del selvaggio.
Dopo questa piccola pausa affrontiamo di nuovo una dura ascesa fino ad arrivare alle rocce della cresta del Monte Jamiccio per poi svoltare in direzione est e fiancheggiare dall'alto la Valle Jannanghera. Dopo circa 10 minuti arriviamo alla vetta. Il tempo non è dei migliori e la pressione incomincia ad abbassarsi: decidiamo di rimanere in vetta un massimo di trenta minuti per qualche foto, mangiare e bere.
Nel frattempo siamo avvolti dalle nuvole e il panorama che dà sul Petroso e il Lago di Barrea viene a scomparire. Decidiamo di affrontare la discesa di nuovo dal ripido pendio di circa 200 metri di dislivello senza sosta né tregua. Come da previsione arriva la pioggia che ci accompagnerà quasi a fine escursione, rinfrescando le nostre fatiche.
Arrivati di nuovo allo stazzo decidiamo di imbracare quella vecchia bombola per riportarla a fondo valle, la trasportiamo due alla volta con turni di 10 minuti. La discesa è silenziosa e riflessiva, ognuno di noi perso nei pensieri della vetta e dell'ascesa, naturalmente tutti stanchi. Solo i faggi rompono il silenzio con il suono delle foglie mosse dal vento mentre percorriamo l'intero sentiero per arrivare di nuovo al parcheggio e nel vuoto della modernità.
Ercole Marchionni
www.lamuvra.org
lamuvra@yahoo.it
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